Sudamerica

Paracas, il sole dopo mezzogiorno.

Per i turisti è una piccola località di villeggiatura: una strada principale, venditori ambulanti di dolci fatti in casa, due minuscoli market, case bianche ed un lungomare pullulante di ristoranti dove mangiare il pescato di giornata marinato in un gustosissimo ceviche; per i pochi abitanti del posto, molti di loro pescatori, è un porto sicuro dove approdare, e per le innumerevoli specie di uccelli che vi vivono una vera e propria oasi felice: questa è Paracas.

Niente traffico, niente rumori, ed un cielo grigio che rende il paesaggio malinconico, quasi spettrale. Persino gli uccelli si rifiutano di volare e se ne stanno appollaiati sui paranchi dei pescherecci.

Da qui, tutte le mattine alle 8.00 partono le escursioni per le vicine isole Ballestas. Certo non è il massimo del piacere andare a fare un’escursione con il cielo grigio, ma non c’è soluzione, qui in questo periodo dell’anno, l’inverno australe, le ore si contendono il sole, e per amor della pace il cielo ha deciso di concederlo solo dopo le 11.30: quindi zitti, muti e rassegnati, ed io con loro, i turisti salpano verso le magnifiche e grige isole.

A me dispiace offrirvi foto così spente ma qui le regole sono severe, il sole si mostrerà solo intorno a mezzogiorno ma partire più tardi delle 10 non si può perché si alza il vento, quello stesso vento che porta la sabbia del deserto e che ha dato nome alla zona: Paracas vuol dire appunto pioggia di sabbia… sigh, sigh.  Faccio finta di essere felice e vi dico che è comunque un posto meraviglioso, e lo sarebbe stato di più con il sole. Le isole sono abitate da numerose specie di uccelli e mammiferi, fra cui i leoni marini, i pinguini e i pellicani di tutto il Perù o quasi.

Poi magicamente, fra le 11.30 e mezzogiorno, come se scoccasse l’ora stabilita, il cielo si apre ed il paesaggio si anima. La gente scende in spiaggia, i pescherecci fanno ritorno e tutti gli uccelli della zona iniziano la festa, soprattutto loro, i pellicani che si appostano sotto le barche in attesa che i pescatori lancino loro qualche scarto della loro pescosa giornata… e inizia la danza.

Sono loro il vero spettacolo di questo lembo di terra, li vedi correre sull’acqua per assicurarsi il bottino, affondare nell’acqua il lungo becco, che si gonfia come un palloncino, per afferrare la preda. Ho passato un giorno intero a guardarli, sono i veri protagonisti di questo pezzo di costa.

Lascio i pellicani alla loro danza sull’acqua per un breve tour nella parte interna della Riserva Nazionale di Paracas. Del litorale peruviano questa è considerata la parte più bella, un vero e proprio paradiso ecologico. Sono pochi i turisti che si addentrano in questa fetta di mare e deserto, qui il silenzio è rotto solo dal rumore del mare che si infrange sulle rocce e dagli uccelli.

Nella riserva, considerata fra le più preziose del mondo per la ricchezza faunistica, vivono 36 specie di mammiferi e oltre 200 di uccelli. Il pinguino di Humboldt, in via di estinzione, è uno di questi e lo può incontrare sulle isole Ballestas, altri esempi sono l’otaria orsina, il leone marino sudamericano, la sula variegata e poi i gabbiani e i pellicani con cui ho avuto un incontro ravvicinato. Questa lingua di deserto salnitrico,  lunga circa 6 chilometri, si riversa sul mare azzurro attraverso spiagge di rara bellezza e scenari di roccia unici.

Rientro a Paracas per dare un ultimo saluto ai pellicani danzanti; il sole sta calando e gli ultimi raggi illuminano questi pennuti facendone risaltare i riflessi gialli del loro piumaggio… E’ tutto meraviglioso e paradisiaco, finchè non arriva lui, l’unico in grado di rovinare tutto, l’umanoide, capace di ogni forma di creatività per guadagnarsi la pagnotta quotidiana, peccato che nella sua arte applicata gli animali hanno sempre la peggio. L’indigenopiteco ha scoperto che può tirare su un discreto gruzzoletto mettendo in posa i pellicani per il turistopiteco e per attirarli usa dei pescetti piccoli che fungono da esca.

Lanciando l’esca riescono ad attirare i pellicani in strada a pochi metri dal fotopiteco che armato di cellulare è pronto per portare a casa il suo trofeo di viaggio, e con la promessa del cibo li fanno esasperare fino a quando non hanno raggiunto la posa richiesta… solo dopo l’ambito scatto i nostri -loro malgrado- attori potranno avere la ricompensa.

 

 

 

 

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