Sono arrivata a Delhi all’alba, ho percorso la città a bordo di un pulmino che prova a farsi strada in un formicaio brulicante di mezzi a due, tre o quattro ruote, un rumore assordante di clacson che gli indiani usano per aprire una breccia in un muro altrimenti invalicabile. Dopo pochi minuti il mio pensiero si estranea, come se d’un tratto il frastuono si fosse mitigato, non sento più nulla. Come quando una forte emozione ci trasporta in un’altra dimensione in cui l’aria è rarefatta ed i suoni sono ovattati e… siamo soli… questa è la sensazione che provo guardando al di là del finestrino: i lati delle strade sono punteggiati da corpi umani coperti da tessuti colorati, sembrano cadaveri, una volta scesa dal pulmino la visione più ravvicinata mi ha annichilita. Una quantità innumerevole di persone dorme per strada o su giacigli improvvisati. All’alba, Nuova Delhi sembra la città dei morti viventi.

L’impatto della sofferenza e della povertà è forte, ma so anche che non è l’unica città al mondo in cui gente povera condivide lo stesso asfalto, anche se in modo diverso, con gente molto ricca, qui è solo elevato a potenza per il numero spropositato dei suoi abitanti. Ma la proporzione numerica non è la sola differenza. Qui la differenza la fanno le caste: l’induismo riconosce quattro caste, un sistema di stratificazione gerarchica della società da cui non si esce, se nasci servo lo rimani fino alla morte. In ordine di importanza le caste prevedono: i sacerdoti; re nobili e guerrieri; agricoltori e mercanti; ed infine i servi, e per non farsi mancare nulla ci stanno gli impuri ovvero i fuori casta, chiamati Paria o Intoccabili, chi li sfiora solo per sbaglio, o cammina sulla loro ombra, deve purificarsi immediatamente; a loro sono riservati i lavori più umili, la pulizia delle strade per esempio, ma anche delle latrine, la rimozione dalle strade delle persone morte e degli animali morti. Vivono ai margini della società, popolano le baraccopoli nei quartieri più malfamati, oppure sono mendicanti… i morti viventi che mi si sono presentati all’alba.

Il mendicante, lo storpio, il reietto, è tale perché in un’altra vita si è comportato male. Per l’induismo le ineguaglianze fra gli uomini sono la conseguenza di azioni nelle vite passate. Non basta avere avuto la sfiga di nascere povero: si aggiunge anche la ‘bolla del peccato’. Un modo a mio avviso per lavarsi la coscienza, le religioni in questo sono molto abili: sei peggiore di me ma è colpa tua, io con qualche elemosina e qualche preghiera in tuo favore resto puro e vado in paradiso, tu sgobberai tutta la vita e, se non rubi per sfamarti e ti comporti bene, puoi sperare che nella prossima ‘rinascita’ potrai essere più fortunato.

Sebbene la nuova costituzione indiana si proponga di seguire un sistema egualitario, e sebbene la nuova classe media risponda ad uno status dettato dalla riuscita economica, ancora oggi molte usanze persistono, e gli ‘intoccabili continuano a vivere in condizioni di miseria senza sperare in un riscatto.Sappiamo che anche all’interno dell’ induismo qualcuno si è opposto al sistema delle caste, Gandhi per esempio fu uno di questi…  infatti è ancora vivo… Ma anche le altre religioni come il buddhismo, il giainismo, il sikhismo e l’Islam hanno da sempre manifestato contro il sistema delle caste, alcuni di loro anche con forme di ribellione, altri semplicemente offrendo acqua e cibo agli emarginati.

Non voglio e non posso parlare del sikhismo, perché per capire una religione occorrono decenni e non ho tutto questo tempo, so solo che la loro religione si basa su tre principi: venerare il nome di Dio, lavorare con onestà, condividere con gli altri ciò che si possiede…. e quest’ultimo principio, qui a Delhi l’ho toccato con mano nel Gudwara Bangla Sahib.

E’ un importante centro di pellegrinaggio per i Sikh, che ogni giorno, unitamente ai turisti, vi si riversano da ogni parte del mondo.

Con grande superficialità e svogliatezza, tipiche del turista che si crede padrone del mondo, mi sono attenuta alle regole: togliersi le scarpe e coprirsi il capo e con grande fastidio ho percorso, scalza, il candido marmo su cui le persone si prostrano per pregare, quasi infastidita. Solo dopo ho compreso la sacralità del posto e mi sono vergognata di me stessa.

sarovar
abluzioni al sarovar, la vasca sacra.

Coprirsi il capo è un segno di umiltà verso qualcosa che è più grande di noi. Prima di entrare nel tempio i devoti sono soliti fare le abluzioni nel ‘sarovar’ la vasca considerata sacra, e solo dopo le abluzioni possono sedersi in preghiera. E non so come facciano a tollerare la presenza indiscreta di noi turisti che ci muoviamo con così poco rispetto in questi luoghi, nel momento più sacro, la preghiera appunto, scattando come se fossimo ad una fiera di animali esotici… mi vergogno, sono una di questi.

Ma gli impegni verso Dio non si esauriscono nelle preghiere, i Sikh si alternano con turni quotidiani o al massimo settimanali nelle operazioni di mantenimento del tempio, anche quelle più umili, come spazzare e lavare i pavimenti.

Gudwara Bangla Sahib di Nuova Delhi

I Sikh sono convinti che Dio sia presente in ogni persona e questo non permette a nessuno di rivendicare una posizione più elevata rispetto ad un’altra, ecco perché non smetteranno mai di lottare contro le caste. Inoltre, secondo un altro principio del sikhismo l’uomo, in accordo con la volontà divina, può migliorare il proprio destino… ce n’è abbastanza per farsi odiare dagli induisti. Ogni giorno e per tre volte al giorno, nel langar, la grande cucina, i Sikh volontari si avvicendano per preparare dai 10 ai 20 mila pasti al giorno da donare a persone bisognose indipendentemente dalla razza, nazionalità o credo religioso. In segno di uguaglianza, tutti gli invitati alla tavola si siederanno a terra per consumare il pasto.

Non so nulla di questi uomini con il turbante in testa, che non si tagliano mai i capelli e la barba, so che fra i loro principi c’è l’uguaglianza di tutti gli uomini a prescindere dalla fede, dalla razza e dalla provenienza geografica, e la parità  tra uomo e donna… questo mi basta a farmeli amare.

La visita a questo tempio ha placato la mia anima, da questo momento, se riesco a non pensare a quanto sia strano il mondo e quanto sia stupida la maggior parte dei bipedi che lo abitano, posso abbandonarmi alla visita di una città che ha molte emozioni da regalare…  ed io voglio prenderle tutte.

 

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