Arte in viaggio

Su Carresecare in Otzana. Boes, Merdules e Sa Filonzana

Avete presente Arlecchino, Colombina e Pulcinella? Coriandoli mascherine e stelle filanti? Dimenticate tutto questo, quello che si festeggia in Sardegna e che coincide con la festa calendariale del carnevale, è tutt’altra cosa.

La Vestizione

In quasi tutta la regione i festeggiamenti del ‘Su Carresecare’ iniziano con la festa dei fuochi di Sant’Antonio: dal 17 gennaio fino al mercoledì delle ceneri in tutto il territorio della regione si avvicendano una serie di riti che affondano le loro origini nel mondo sardo arcaico, cerimonie misteriose miste a danze propiziatorie che rivelano il rapporto stretto fra uomo e natura e che rimandano alla tradizione agropastorale dell’Isola.

Arrivata ad Olbia ho percorso circa 130 km per raggiungere il primo paese in cui voglio vivere i particolari fermenti del ‘Su Carresecare’. Qui ad Ottana oggi sfileranno maschere lignee antropo e zoomorfe, le Caratzas, che le abili mani degli artigiani creano, incidendo il legno, con tecniche tramandate dagli anziani del paese.

Io ho preferito il momento della vestizione a quello della sfilata vera e propria. Qui nel dietro le quinte, gli uomini indosseranno le loro maschere dando vita ad un rito ancestrale ed io voglio provare l’atmosfera che respirano questi ‘attori’ mentre si preparano ad inscenare una vera e propria rappresentazione della vita contadina. Secondo alcuni antropologi questo tipo di rappresentazioni si intrecciano a cerimonie antichissime, dedicate a Dioniso, divinità che ogni anno rinasce risvegliando la terra e la vegetazione, dando vita alla primavera. E’ il rito della fertilità, molto comune nelle civiltà agrarie di tutto il Mediterraneo, con il quale si scacciano gli spiriti maligni per propiziarsi la fecondità della terra e delle mandrie. Ma questo cerimoniale si compie solo se l’uomo, la forza della razionalità, riuscirà a soggiogare la non razionalità rappresentata dall’animale.Gli interpreti della rappresentazione sono i Merdules, uomini che indossano le ‘mastruche’, pelli di animali non conciate, bianche o nere, con il viso coperto da maschere dai tratti deformati. Seppur umanizzate hanno un che di bestiale, rimandano ad una umanità maltrattata, brutale, deformata; abbozzano ghigni, sorrisi irreali generati da denti giganti, le parti del viso sono allungate e sproporzionate, un’umanità senza armonia, forse per rievocare la fatica del lavoro e la vita nei campi. o forse per esorcizzare quella parte della nostra natura che non conosce regole e che spesso si abbandona agli istinti.

Merdules

Procedono con passo claudicante e stanco con un sottofondo lamentoso. Il dialetto sardo è incomprensibile, provare a decifrare i lamenti è quasi impossibile per me, ho provato a chiederne ad alcuni ottanesi il significato e fra un bicchiere di Cannonau e l’altro, mi è stato spiegato che i lamenti erano rivolti alla loro triste e oltraggiata sorte e durante la sfilata il lamento si trasforma in un invito a ritrarsi perché buoi molto pericolosi si sono ribellati ai loro padroni e stanno per irrompere nelle strade.I Boes sono uomini che impersonano la parte animale del rito: i buoi. Indossano pelli di pecora, in alcuni casi sono vestiti di nero, e portano in spalla una cintura di cuoio su cui sono attaccati dei campanacci di bronzo. I Boes spesso sono legati alle redini dei Merdules, procedono al ritmo cadenzato dei campanacci inscenando il tentativo di ribellarsi al padrone, agitandosi e creando scompiglio.Ma la vittoria dell’uomo sull’animale è assicurata dall’intervento dei Merdules che muniti di bastoni faranno stramazzare a terra i temutissimi buoi.La cintola dei campanacci pesa circa 30 chili , non è raro incontrare fra i vicoli alcuni figuranti che liberatisi dal peso del fragoroso fardello, trovano ristoro in un caffè offerto dai conpaesani.

A sfilare in corteo c’è anche un’altra figura è la Filonzana, un uomo in abiti e maschera femminile recante un fuso. Qui gli antropologi vedono la raffigurazione di Atropo, una delle tre figure di donne che nella mitologia greca,  vivono nel regno dei morti tessendo il destino degli uomini. La Filonzana, con le forbici appese al collo, sembrerebbe ricordare agli uomini che in qualsiasi momento qualcuno può recidere il filo della vita.

Il carnevale di Ottana è si un momento di svago ma per la collettività rappresenta un modo per mettere in scena il patrimonio culturale che quotidianamente viene custodito con gelosia e che ogni anno grazie a questi eventi continua a vivere. ‘Su Carresecare’, del resto, comunemente tradotto carnevale, in realtà significa letteralmente ‘carne viva da smembrare’ , e per carne viva non si intende quella animale, che ha come termine ‘pezza’, ma quella umana.

E anche oggi il rito si è compiuto e l’equilibrio fra bene e male è stato raggiunto, l’istinto animalesco è stato soggiogato dalla razionalità umana. Io ho partecipato alla ‘messa’ con un mio personale auspicio: che l’uomo possa vincere sul male ma che non lo identifichi con l’animale stesso.

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